Psicoanalisi Terapeutica e Formativa a Milano e Pistoia

Cura e consulenza dall’adolescenza alla senilità secondo il Paradigma Bionico Protesico

DRAGON TRAINER paradigma d’identità protesica

Scaracchio: “Se vuoi davvero andare lì fuori a combattere i draghi, devi smetterla con tutto questo!” Iccup: “Ma, scusa, hai appena indicato tutto me!” S.: “Si esatto, smettila di essere te!” I.: “Ooh, voi messere state giocando a un gioco pericoloso: tenere tutta questa rude vichingaggine” Il maldestro e dismetrico Iccup, alle soglie della pubertà, si pone una domanda sulla propria identità: chi sono? Chi diventerò? Ce la farò a diventare un vero vichingo? Gli è stato assegnato Scaracchio, baffuto Dragon trainer – da qui il titolo del cartone animato – che ha perso un braccio e una gamba proprio nella lotta contro i draghi. Riuscirà Iccup ad affermarsi e seguire le orme del padre? Suo padre X è un vero guerriero, imponente e statuario capo villaggio, valoroso nella principale attività collettiva: la lotta contro i draghi che infestano e minacciano il territorio. Chi sono io? Sono io? Vorrei essere io cioè…, o almeno come lui. Ma come si fa a esser io come se…fossi lui? Alle domande sull’identità e sulla scelta delle figure di identificazione fa seguito il dannoso tentativo di cattura di una Furia buia, un esemplare della specie più feroce e misteriosa di draghi. Iccup stringe amicizia con Sdentato, la Furia buia che non può più volare dopo che il ragazzo gli ha provocato la perdita di una pinna direzionale della coda. Iccup gli costruisce una protesi in legno e cuoio che permette a Sdentato di spiccare di nuovo il volo. Analogo destino toccherà a lui dopo aver contribuito a cambiare mentalità e identità al villaggio. Una parziale identificazione finirà con l’assimilarlo al suo dragon-trainer, Scaracchio,...

LOGICHE E PROCEDURE DELLA CONSULENZA PSICHIATRICO/PSICOLOGICA IN MEDICINA ESTETICA

Estratto del capitolo pubblicato su “Trattato di Medicina Estetica” di A. IOSSA FASANO, A. PIGNATARO, S. TOTO “Sono solo i superficiali a non giudicare dalle apparenze” Oscar wilde L’immagine corporea, dalla science fiction alla scienza medica e psicologica,  si afferma oggi in uno scenario di epocale svolta che si cercherà qui di delineare, sviluppando le conseguenti riflessioni sulle condotte pratiche che gli specialisti in Medicina Estetica possono adottare. In cosa consiste la svolta epocale? Nel passaggio dell’identità umana da una condizione protesica a una configurazione cyborg. Transizione al contempo drammatica (traumatica) e affascinante (coinvolgente e sconvolgente) con cui ciascun soggetto – il medico come il paziente – si trova a fare i conti.  Un apparato psichico (nell’accezione di psiche o di mente) lavora in parallelo allo sviluppo di abilità motorie, delle relative rappresentazioni e delle trasformazioni che le interazioni producono. Verrà qui posta particolare attenzione alle forme esteriori del soma e alle azioni rivolte ad agire su di esse. L’osservazione del soggetto umano e delle relazioni che stabilisce con l’ambiente esterno va estesa ai dispositivi che utilizza o di cui dispone. E’ possibile finalmente pensare a un apparato psichico che non sia metafisico, né invisibile, né interno, ma che sia proteso nell’ambiente e interagente nello spazio materiale. L’organismo fisico diviene il primo stadio in cui la psiche stabilisce un collegamento tangibile e regolabile, grazie ad ausili protesici, con varie dimensioni e mondi.  Mentre si immaginava la psiche come qualcosa di etereo e di immateriale, ecco il rovesciamento di posizioni per cui è proprio l’ausilio protesico a rinviare all’apparato psichico e si afferma l’idea che non ci sia psiche se...

COME LA PROTESI E L’ACQUISIZIONE DELL’IDENTITA’ PROTESICA CONTRIBUISCONO ALLA COSTRUZIONE DELLA MENTE E DEL “MENTALE”

Il soggetto umano non è la somma di un corpo animale e di una mente astratta (anima, spirito, Seele), ma è il punto di connessione tra natura e cultura, tra l’infinita ripetizione istintuale e l’accettazione di un limite negoziato e condiviso con l’altro sociale. Rovesciando ed estremizzando questo assunto possiamo sostenere che non c’è mente umana se non dove c’è protesi e sua accettazione integrata nello schema corporeo e nei comportamenti. La rappresentazione di sé e delle relazioni con l’esterno non può prescindere dalla protesi, piuttosto si appoggia all’identità protesica per fondare struttura e funzioni della mente. L’atto di umiltà nel rinunciare all’autosufficienza, all’autarchia sensoria e motoria, ridisegna i confini dell’umano e ne valorizza risorse e possibilità. Viceversa non bisogna nemmeno affidarsi all’estremo opposto, specie in epoca di tecnologia informatica e di cibernetica, con un implicito del tipo: ci pensa la protesi. Essa sente, processa il percepito e opera. La delega al cervello elettronico realizza il chiasmo per cui la macchina si avvicina all’umano fino ad assimilarvisi e l’uomo si fa macchina, deposti i limiti che emozione e affetto gli impongono. L’ausilio che si sostituisce al corpo lavora in sua vece e, animandosi, lo disanima e lo disattiva. Paradossalmente troppa protesi priva il soggetto della sua identità protesica, protesi fuori misura vampirizza e spolia il soggetto anche se non sono in questione la (sua) anima e la (sua) natura La protesi conferisce identità protesica se lavora nei limiti della funzione regolativa, l’alienazione (il sopravvento dell’angoscia) deriva dalla perdita del limite, della regola più che della sola funzione regolativa. Liquefazione o evaporazione irreversibili sono generate dall’invasione colonizzatrice del suo corpo...

Il pensiero si struttura secondo un processo formativo non solamente verbale

BRANO TRATTO DA Il colorepensiero del soggetto psicotico in Ambulatorio/Il piccolo Hans N° 1/1999, Moretti & Vitali, Bergamo. Marco, dodicenne, va male a scuola: è indisciplinato, scadente nel profitto e, nonostante l’insegnante di sostegno e le cure psicologiche, ne combina di tutti i colori. Molteplici sono le difficoltà che hanno incontrato genitori, educatori e terapeuti nel comprenderlo e nell’aiutarlo. Dopo due anni e mezzo di psicoterapia, al posto di un paventato esordio schizofrenico, Marco muta stile di relazione e parla degli interessi che concretamente coltiva: giardinaggio e orticoltura, astronomia, personal computer e soprattutto l’arte figurativa moderna. Viene attratto dalla possibilità con due “sbaffi” o tre segni di comporre quadri del valore di decine di milioni. Lui, così segnato da traumatismi comincia a pensare che quei segni possono non attaccare l’apparato psichico, né depositarsi più sul suo corpo o su quello altrui, ma sulla tela attraverso tecniche raffinate e consapevoli. In seduta si dicono poche ma essenziali parole, si disegna e si dipinge, nessuna interpretazione. Il terapeuta osserva l’aprirsi di Marco alle forme della natura: piante, animali, costellazioni in rapporto a cui reperire le coordinate della propria posizione nel mondo e in un contesto civilizzato che Marco va ormai riconoscendo, ma che ancora non riserva un posto per lui. La terapia analitica, che comincia a dare i primi frutti, gli consente di scongiurare la deriva psicotica: si tratterà di comporre il disegno del progetto attraverso cui conferire forma alla propria esistenza soggettiva, realizzarne realmente la costruzione e riuscire finalmente ad abitarla. A distanza di dieci anni dal termine del trattamento, Marco fluttua tra una regione del Centro-Italia e la casa...

UN INCESTUOSO CHE MANGIA E UNO CHE NON MANGIA: IL CIBO IN CENTRO CITTA’ E LA BIBLIOTECA SOMMERSA

ARTICOLOPUBBLICATO SU IL PICCOLO HANS  83-84 Riviere, / bastano pochi stocchi d’erbaspada / penduli da un ciglione / sul delirio del mare; / o due camelie pallide nei giardini deserti, / e un eucalipto biondo che si tuffi / tra sfrusci e pazzi voli / nella luce… E. Montale     Fa la cameriera in un villaggio turistico che più volte ricorrerà nei suoi sogni, è addetta a servire nei poco frequentati tavoli periferici del ristorante all’aperto. Nell’analisi intrapresa poco oltre una selva di dietologi, dermatologi e ginecologi, Xenia, un’adolescente di 17 anni, si interroga sulla scomparsa del ciclo mestruale e sui violenti accessi di fame in rapporto con l’essere al centro dell’attenzione, degli sguardi, di un dato luogo e, come vedremo, della città. E’ nel letto dei genitori “dove” (1) nota sulla propria pelle delle macchie che un pensiero del sogno attribuisce all’esposizione al sole. Al risveglio le viene in mente la parola “pedagogia”. Associando scopre che il walk-man le serve non tanto ad ascoltare musica quanto a ripararsi, girando in città, dai commenti degli uomini al cui centro si sente posta. Ma come fare a ripararsi, a non ascoltare i seducenti consigli di “cura” di amiche ed esperti? Il sogno ha lavorato riconducendo la causa delle macchie sulla pelle alla loro fonte: i raggi paterni. Eppure non può esserci discorso altrui – la pedagogia delle terapie mediche o delle psicoterapie confezionate ad hoc per l’adolescenza – a esprimere questa verità. La concretezza carnea in un’atmosfera da “pane selvaggio” e la materialità di fatti e sintomi si tramutano nella forma macchia. La sua pelle appare come il lenzuolo...

VIRGINIA WOOLF E WILLEM DE KOONING: IL RICORDO IN PITTURA E IN LETTERATURA

“L’inesplicabile fenomeno della coscienza sorgerebbe nel sistema percettivo al posto delle tracce mestiche” S. Freud, Nota sul “notes magico” Cos’è la memoria e come funziona? La memoria, anzi le memorie hanno a che fare con la ricca e stratificata materia delle fasi formative del soggetto, dell’esperienza che si struttura in rapporto alle figure primarie: genitori, fratelli o pari, familiari (zii, nonni, cugini), baby-sitter e insegnanti. La memoria non può prescindere dalle vicende che il soggetto assorbe e su cui cerca di regolarsi e di slegarsi. Funzioni e disfunzionamento delle memorie bio-esistenziali sono in rapporto con le interazioni: quanto il soggetto ha patito o come ha saputo sviluppare una posizione attiva rispetto al dolore, alla paura, alla morte. La memoria non attiene all’invisibile, all’immateriale o all’ineffabile.  E’ legata solo poco e nel suo farsi iniziale alla percezione. Le memorie intrattengono nessi con la rappresentazione: il corticale si lega all’esterno. Ma non è materia di razionalità neutra e indistinta. Le numerose sedi corticali raccolgono l’irradiazione dei centri sottocorticali: sistema limbico, amigdala e ippocampo. Il nostro Sistema Nervoso Centrale è capace di un’integrazione che dobbiamo saper riconoscere e riprodurre nel trattamento. Non c’è mistero, ineffabile, indicibile, nella memoria c’è traccia e per giunta lavorata, complessa, sistemica, segnica. Traducibile, perdonabile direbbe Bruno...

MARIA E LA TERRA NATIA

Cremona, maggio 2006, Maria Callegaro Perozzo e uno dei suoi capolavori “La terra natia” (Vedi nel volume “Longevi Visionari, Skira, 2006”). Qui sono nata, qui attraverso il lavoro pittorico sono rinata. Vi indico il luogo, il metodo, la mappa… Readiness is all, tanti i passaggi di esperienza da Amleto a Lear. Ovvero di come a 87 anni si trasmette un sapere, si rappresenta una posizione rispetto all’origine, si avanza una proposta di...

PER UNA CULTURA DELLA CURA IN ADOLESCENZA (e di un ascolto ispirato)

Un estratto dell’articolo dalla rivista Il piccolo Hans- Il Cefalopodo n° 2 /1996 Il volume fu presentato da Sergio Finzi, Enrico Ghezzi, Gabriele Frasca e da Augusto Iossa presso il Duomo Center di Milano il 21 marzo 1996 ANITA, ANNI QUATTORDICI, Un caso di isteria traumatica Di solito il caso dell’adolescente conferma l’affermazione per cui il trauma giunge inavvertito: silenzioso e invisibile. Non lo avverte il soggetto che ne è vittima, accusando poi sofferenze inspiegabili, non lo avvertono i terapeuti, gli educatori o i genitori che ne sono, o ne sono stati, anch’essi esposti. Anita, non ancora quindicenne, ingerisce un limitato numero di compresse di farmaci trovate nella casa in cui vive con la madre separata. Dopo un paio di giorni di osservazione accetta, senza molta convinzione, una fase di valutazione individuale con lo psicoterapeuta. Fino ad allora era apparsa serena, a tratti spensierata, socievole e ben adattata: niente che sembrasse giustificare l’ingerimento delle pastiglie. Nel corso della psicoterapia emerge il persistente conflitto tra i genitori che ancora la utilizzano strumentalmente coinvolgendola in contrasti a lei estranei e la difficoltà nella regolazione delle distanze da un padre pressante e geloso. Le sedute sono spesso arricchite dal racconto dei sogni e dalle associazioni alle quali giunge grazie anche all’aiuto dell’analista. Le quote di angoscia sono rilevanti, ma Anita non intende lasciarsi sfuggire l’occasione per regolare i conti con se stessa e con il proprio passato. L’adolescenza si configura come un portato di traumatismi, reali e fantasmatici, che vanno trattati:  il trauma da lei subito rischia di instaurare una pericolosa modalità di “apprendere dal trauma”. Nel suo trattamento il lavoro onirico...

Anton Cechov: “Tre sorelle”, pubblicato nel 1899, anno decisivo anche per la psicoanalisi freudiana

Il 1899 è un anno decisivo per la psicoanalisi, ma è anche l’anno in cui Anton Cechov pubblica “Tre sorelle” La donna, la guerra e il domani in “Tre sorelle” (1899) di Anton Cechov. Augusto Iossa Fasano Maša: Per me l’uomo deve avere una fede, o cercarsela, se no la sua vita è vuota… vivere e non sapere perché volano le gru, perchè nascono i bambini, perché ci sono le stelle… O si sa perchè si vive, o è uno scherzo idiota… Veršinin: Il guaio è che la gioventù se n’è andata; questa è la verità…   Maša: Diceva Gogol: triste signori miei, vivere a questo mondo! Tuzenbach: E io dico: faticoso, signori miei, ragionare con voi, anzi, impossibile… Čebutkin: (leggendo il giornale) Balzac si sposò a Berdičev. Questa me la voglio scrivere. Balzac si sposò a Berdičev.  Irina (dispone il solitario, pensosa): Balzac si sposò a Berdičev. A metà del secondo atto di “Tre sorelle”, scritto nel 1899, la conversazione langue proprio a proposito del senso della vita ed ecco fulmineo, buffo e geniale il riferimento che, sovrappensiero, tre volte ricorre del “Balzac si sposò a Berdičev”. Il sapere, tema che in Cechov è abbinato all’amore e alla vita pratica, riguarda il destino e si annida nei dettagli del quotidiano. Nella vita quotidiana non c’è solo psicopatologia, da cui pure “si parte”: nervosismo, malumore, inquietudine, difficoltà finanziarie, angosce per il futuro. La figura della donna (di cui ciascuna delle tre sorelle reca qualità e potenzialità proprio all’interno di limiti e nevrosi) si rivela decisiva in quanto scaturigine di pensiero e di riscatto. Il sapere ufficiale, il lavoro e lo studio, privi...