UN INCESTUOSO CHE MANGIA E UNO CHE NON MANGIA: IL CIBO IN CENTRO CITTA’ E LA BIBLIOTECA SOMMERSA

ARTICOLOPUBBLICATO SU IL PICCOLO HANS  83-84 Riviere, / bastano pochi stocchi d’erbaspada / penduli da un ciglione / sul delirio del mare; / o due camelie pallide nei giardini deserti, / e un eucalipto biondo che si tuffi / tra sfrusci e pazzi voli / nella luce… E. Montale     Fa la cameriera in un villaggio turistico che più volte ricorrerà nei suoi sogni, è addetta a servire nei poco frequentati tavoli periferici del ristorante all’aperto. Nell’analisi intrapresa poco oltre una selva di dietologi, dermatologi e ginecologi, Xenia, un’adolescente di 17 anni, si interroga sulla scomparsa del ciclo mestruale e sui violenti accessi di fame in rapporto con l’essere al centro dell’attenzione, degli sguardi, di un dato luogo e, come vedremo, della città. E’ nel letto dei genitori “dove” (1) nota sulla propria pelle delle macchie che un pensiero del sogno attribuisce all’esposizione al sole. Al risveglio le viene in mente la parola “pedagogia”. Associando scopre che il walk-man le serve non tanto ad ascoltare musica quanto a ripararsi, girando in città, dai commenti degli uomini al cui centro si sente posta. Ma come fare a ripararsi, a non ascoltare i seducenti consigli di “cura” di amiche ed esperti? Il sogno ha lavorato riconducendo la causa delle macchie sulla pelle alla loro fonte: i raggi paterni. Eppure non può esserci discorso altrui – la pedagogia delle terapie mediche o delle psicoterapie confezionate ad hoc per l’adolescenza – a esprimere questa verità. La concretezza carnea in un’atmosfera da “pane selvaggio” e la materialità di fatti e sintomi si tramutano nella forma macchia. La sua pelle appare come il lenzuolo...

PER UNA CULTURA DELLA CURA IN ADOLESCENZA (e di un ascolto ispirato)

Un estratto dell’articolo dalla rivista Il piccolo Hans- Il Cefalopodo n° 2 /1996 Il volume fu presentato da Sergio Finzi, Enrico Ghezzi, Gabriele Frasca e da Augusto Iossa presso il Duomo Center di Milano il 21 marzo 1996 ANITA, ANNI QUATTORDICI, Un caso di isteria traumatica Di solito il caso dell’adolescente conferma l’affermazione per cui il trauma giunge inavvertito: silenzioso e invisibile. Non lo avverte il soggetto che ne è vittima, accusando poi sofferenze inspiegabili, non lo avvertono i terapeuti, gli educatori o i genitori che ne sono, o ne sono stati, anch’essi esposti. Anita, non ancora quindicenne, ingerisce un limitato numero di compresse di farmaci trovate nella casa in cui vive con la madre separata. Dopo un paio di giorni di osservazione accetta, senza molta convinzione, una fase di valutazione individuale con lo psicoterapeuta. Fino ad allora era apparsa serena, a tratti spensierata, socievole e ben adattata: niente che sembrasse giustificare l’ingerimento delle pastiglie. Nel corso della psicoterapia emerge il persistente conflitto tra i genitori che ancora la utilizzano strumentalmente coinvolgendola in contrasti a lei estranei e la difficoltà nella regolazione delle distanze da un padre pressante e geloso. Le sedute sono spesso arricchite dal racconto dei sogni e dalle associazioni alle quali giunge grazie anche all’aiuto dell’analista. Le quote di angoscia sono rilevanti, ma Anita non intende lasciarsi sfuggire l’occasione per regolare i conti con se stessa e con il proprio passato. L’adolescenza si configura come un portato di traumatismi, reali e fantasmatici, che vanno trattati:  il trauma da lei subito rischia di instaurare una pericolosa modalità di “apprendere dal trauma”. Nel suo trattamento il lavoro onirico...

Anton Cechov: “Tre sorelle”, pubblicato nel 1899, anno decisivo anche per la psicoanalisi freudiana

Il 1899 è un anno decisivo per la psicoanalisi, ma è anche l’anno in cui Anton Cechov pubblica “Tre sorelle” La donna, la guerra e il domani in “Tre sorelle” (1899) di Anton Cechov. Augusto Iossa Fasano Maša: Per me l’uomo deve avere una fede, o cercarsela, se no la sua vita è vuota… vivere e non sapere perché volano le gru, perchè nascono i bambini, perché ci sono le stelle… O si sa perchè si vive, o è uno scherzo idiota… Veršinin: Il guaio è che la gioventù se n’è andata; questa è la verità…   Maša: Diceva Gogol: triste signori miei, vivere a questo mondo! Tuzenbach: E io dico: faticoso, signori miei, ragionare con voi, anzi, impossibile… Čebutkin: (leggendo il giornale) Balzac si sposò a Berdičev. Questa me la voglio scrivere. Balzac si sposò a Berdičev.  Irina (dispone il solitario, pensosa): Balzac si sposò a Berdičev. A metà del secondo atto di “Tre sorelle”, scritto nel 1899, la conversazione langue proprio a proposito del senso della vita ed ecco fulmineo, buffo e geniale il riferimento che, sovrappensiero, tre volte ricorre del “Balzac si sposò a Berdičev”. Il sapere, tema che in Cechov è abbinato all’amore e alla vita pratica, riguarda il destino e si annida nei dettagli del quotidiano. Nella vita quotidiana non c’è solo psicopatologia, da cui pure “si parte”: nervosismo, malumore, inquietudine, difficoltà finanziarie, angosce per il futuro. La figura della donna (di cui ciascuna delle tre sorelle reca qualità e potenzialità proprio all’interno di limiti e nevrosi) si rivela decisiva in quanto scaturigine di pensiero e di riscatto. Il sapere ufficiale, il lavoro e lo studio, privi...